Darwin Day 2024

e le prime osservazioni sulla consanguineità ancora oggi ignorate

Darwin Day 2024

 

Cari lettori, siamo sulla soglia del 215° anniversario della nascita di Sir Charles Darwin, padre di un pilastro fondamentale della moderna biologia, ossia la teoria dell’evoluzione della specie attraverso la selezione naturale come motore evolutivo della vita sulla Terra. I più lo ricordano scolasticamente per questa sua importante teoria o per il suo avventuroso viaggio intrapreso in giovane età sul brigantino Beagle che lo portò per cinque anni, tra America e Oceania, ad osservare la Natura per carpirne i suoi meccanismi.
Da cinofilo sono propenso però a volgere il mio sentimento di commemorazione al suo profondo e accurato studio sulla selezione degli organismi domestici e condensato nel saggio “La variazione delle piante e degli animali in condizione di domesticità”. Indubbiamente questa mia propensione è dovuta al fatto che quanto lo studioso britannico abbozzava nel suo testo del 1868, e successivamente confermato e codificato con precisione scientifica nei decenni successivi con la nascita della Genetica, è tutt’oggi minimizzato se non ignorato nell’allevamento del cane di razza.
Stiamo parlando della relazione negativa tra la consanguineità e la funzionalità biologica degli esseri viventi che Darwin ebbe modo di osservare sia in natura ma soprattutto nella sua Inghilterra dell’epoca vittoriana. Epoca in cui già da qualche decennio si era cominciato ad allevare gli animali (dapprima ovini, bovini per poi passare a cavalli, suini e cani) in maniera selettiva scegliendo i riproduttori sulla base del vantaggio economico. Padre di questa radicalmente nuova concezione di allevamento degli animali fu l’agricoltore Robert Bakewell (1725-1795), il cui fondamento era sostanzialmente quello di accoppiare tra loro gli animali “migliori” a prescindere dalla loro parentela. È con l’approccio di Bakewell che nascono le RAZZE ANIMALI nel senso compiuto del termine e come oggi le conosciamo. Partendo dalla pecora Lincoln Longwool e dal bovino  Dishley Longhorn creati dallo stesso Bakewell, passando per cavalli e suini, il concetto di razza arrivò come una travolgente rivoluzione nell’allevamento cinofilo inglese dell’epoca vittoriana, e partendo da lì, da quei presupposti, oggi al mondo abbiamo quasi 400 razze canine.
Charles Darwin ebbe modo di osservare con il suo acume e rigore gli effetti di questo nuovo approccio rivoluzionario fin dai primi decenni della sua diffusione; e già fu in grado di riscontrare che, agli indubbi vantaggi derivanti dal poter modificare velocemente e positivamente le caratteristiche economicamente rilevanti degli animali, erano associati fenomeni che ne deprimevano la funzionalità biologica. Questo fenomeno venne poi definitivamente codificato dagli studi di genetica come DEPRESSIONE DA CONSANGUINEITA’.
È curioso, ma soprattutto affascinante, come Darwin dopo aver fatto le sue prime osservazioni spostò la sua riflessione sul suo stesso matrimonio! Uno studio scientifico, proprio sulla genealogia di Darwin (“Was the Darwin/Wedgwood dynasty adversely affected by consanguinity?” Berra et al., 2010), ha confermato come la sua famiglia fosse esempio vivente della teoria da lui sviluppata secondo cui la consanguineità può influire negativamente sulla salute e la funzionalità biologica.
Charles Darwin era sposato con la sua prima cugina Emma Wedgwood, ebbero 10 figli ma tre morirono prima dei 10 anni, due per malattie infettive. E tre dei sei bambini sopravvissuti con matrimoni a lungo termine non hanno prodotto alcuna prole. L'analisi di Berra ha mostrato un'associazione positiva tra la mortalità infantile e il coefficiente di consanguineità per i figli di Charles Darwin e altri nelle famiglie Darwin/Wedgwood, suggerendo che la corrispondenza di tratti genetici dannosi dei genitori parenti abbiano potuto influenzare la salute della prole.
Darwin scrisse tre libri di botanica dimostrando che la fecondazione incrociata era molto più vantaggiosa dell’autofecondazione per il mantenimento di specie vegetali robuste e abbondanti. Iniziò a preoccuparsi degli effetti della consanguineità sulla sua stessa famiglia dopo la morte di sua figlia, Annie, di tubercolosi all'età di dieci anni, la seconda dei suoi figli a morire giovane.
Non posso ora non portare l’attenzione sul fatto che questa relazione negativa tra consanguineità e salute nel CANE è dimostrata da svariati studi e pubblicazioni scientifiche prodotti negli ultimi quarant’anni. Solo a guisa di cartina tornasole basti considerare che oggi, secondo la fondazione OMIA della Sydney University, il cane è la specie domestica con il più alto numero di patologie genetiche ereditarie e, come ben noto in genetica, l’incremento della manifestazione di questo tipo di patologie è direttamente proporzionale all’incremento della consanguineità. È possibile affermare in via generale ed empirica che la longevità e la mortalità precoce nel cane sono problematiche in drammatico aumento. Posso invece affermarlo con precisione statistica nello specifico della razza di cui mi occupo, il Cane Lupo Cecoslovacco.
È dal mio punto di vista incomprensibile come, a 215 anni dalla nascita dello studioso che per primo ha messo in evidenza questo fenomeno, nel mondo del cane di razza si continui a perseguire un approccio di allevamento che si basa sostanzialmente sull’adattamento avvenuto in epoca vittoriana delle tecniche di Robert Bakewell, risalenti alla fine del 700’. Sebbene ci sia un timido ma non trascurabile segno di risveglio di consapevolezza su questo tema, per la maggiore si ritiene ancora oggi valida la concezione del “accoppiare gli animali migliori a prescindere dalla loro parentela”, originariamente definita “Like to Like” e che rappresenta appunto quella tradizione “all’Inglese” a cui tantissimi allevatori ancora oggi si rifanno.
Gli enti preposti stanno reagendo a mio avviso timidamente e insufficientemente al problema. ENCI ha solo l’anno scorso pubblicato un articolo sul suo periodico sulla relazione negativa tra salute e consanguineità e attuato una norma che impedisce di iscrivere al Libro Origine cuccioli nati da accoppiamenti tra parenti stretti. Sicuramente lodevole come primo passo sebbene piuttosto tardivo ma rimane una risposta insufficiente al problema. I livelli di consanguineità che si riscontrano nei cani di razza sono ormai tali che anche due cani apparentemente non parenti possono produrre prole consanguinea con livelli critici. Premettendo che la relazione tra valori di consanguineità e problematiche sono specifici di specie e di razza, voglio portare come banale e grossolano esempio che: i fenomeni riscontrati nella genealogia di Darwin ad un livello di consanguineità di 6,3% a fronte di un accoppiamento tra primi cugini; in zootecnia da reddito si considera il 10% come soglia di allarme. Nella razza di cui mi occupo un accoppiamento senza antenati comuni per 4-5 generazioni (apparentemente non parenti) producono una prole con un livello di consanguineità non inferiore al 20%. Ci sono non poche razze con livelli di consanguineità sensibilmente maggiori.
Nell’allevamento del bestiame questo problema fu presto individuato (già le pecore di Bakewell presentavano una frequenza anomala di malattie prioniche) e con l’avvento compiuto della genetica, a partire dalle teorie formulate negli anni 20 fino alla genetica applicata negli anni 70’, si è cominciato a gestire la parentela tra i riproduttori attraverso appropriati strumenti tecnici di calcolo, recentemente integrati anche da informazioni genomiche ricavate da analisi del DNA. Questo ha permesso di perseguire il miglioramento genetico delle razze da un punto di vista economico e produttivo contenendo gli effetti negativi della consanguineità, i quali attraverso la diminuita funzionalità biologica possono minare appunto la resa economica degli animali da reddito.

La domanda sorta spontaneamente qualche anno fa è: perché non utilizzare la consolidata e dimostrata efficacia degli strumenti in uso in zootecnia da reddito da decenni nel cane di razza, spostando il focus selettivo dalla funzionalità produttiva ed economica alla salute in senso generale e alla funzionalità biologica del cane di razza?
Da questa domanda è nato il WGI Project, una sinergia di allevatori della razza Cane Lupo Cecoslovacco volta a fornire un forte stimolo evolutivo in un settore stagnante in concezioni di epoca vittoriana che non vuole guardare in faccia alle conseguenze negative di questo approccio (nonostante la comunità scientifica abbia da anni acceso un faro sul problema), ma che si concentra solo sugli aspetti positivi dello stesso approccio, aspetti positivi che non è certo mia intenzione negare o minimizzare.
Grazie ad una convenzione con il Dipartimento di Biomedicina comparata e alimentazione dell’Università di Padova è nato il WGI software, un applicativo professionale dello stesso tipo che si usa in zootecnia da reddito, che ci sta permettendo di incominciare una rivoluzione nell’approccio selettivo del cane, nel caso specifico il Cane Lupo Cecoslovacco, usando la potenza degli strumenti zootecnici della genetica applicata al servizio della funzionalità biologica.
Tra le tante funzionalità sviluppate, oltre ai sistemi di gestione della parentela possiamo citare indicatori di stima genetica sulla prolificità e sulla displasia dell’anca, la patologia scheletrica a base ereditaria più diffusa nel cane. Uno degli strumenti che invece stiamo sviluppando è un indice genetico sulla Longevità che, attraverso la registrazione delle date di decesso sull’intero database di popolazione e l’applicazione di metodi genetico/statistici (come nello studio di Berra sulla dinastia di Darwin), permetterà di individuare i fattori genetici che influiscono sull’aspettative di vita e di poter usare questi indicatori nella selezione degli accoppiamenti.

 

Articolo inserito il 12/02/2024